mercoledì 23 dicembre 2009

Appunti

In 35 anni di vita non ho mai sentito fino in fondo cosa fosse la paura, fino a quell'indelebile giorno di giugno in cui un medico con voce tremula, il viso un po' arrossato e lo sguardo imbarazzato mi disse: "La operiamo domattina, perché Lei ha un cancro".
Improvvisamente la vita si è ribaltata, tutto ha assunto una connotazione diversa, ed il mio pensiero è corso agli affetti più cari, alle passioni che mi hanno tenuto fino a quel giorno in Vita, alla lunga e sconosciuta battaglia che mi avrebbe atteso.
Per vincere la paura ho sempre pensato servisse il coraggio.
Non è vero.
Per vincere la paura serve la speranza.
Chiedersi il perchè della malattia, il perchè dovesse toccare proprio a me,è un esercizio tanto inutile quanto privo di senso.
Il cancro colpisce senza guardare la carta d'identità, il carattere, la simpatia o il fisico.
Sapevo solo una cosa: sarei stato chiamato ad una sfida che non ammette risultati incerti,e per vincere sarei stato costretto a trovare in me stesso risorse nuove, più di quanto avessi mai fatto prima.
Ho deciso da subito che avrei concentrato tutti i miei sforzi focalizzandomi sulla speranza di guarire. Una volta che ho guardato in faccia la paura, non ho trovato altra strada per vincerla: esplorare la mia fragilità, nella convinzione che avrei accettato il difficile percorso, ma ne sarei uscito.
Ho sempre continuato a credere in me stesso, nei medici, nelle cure, ed in tutto ciò che mi attaccava alla Vita, non senza momenti di scoraggiamento e delusione.
Nulla sarebbe stato possibile senza la presenza immensamente preziosa di Anna, alla totale collaborazione della mia famiglia, ed al costante calore degli amici.

Sono trascorsi sei mesi, esattamente 181 giorni ed ora posso dire che (almeno per ora) la grande battaglia contro il "bastardo" è vinta.
Sentire l'oncologo pronunciare la frase:"Direi che è fatta!", è stata un'emozione quasi da non crederci.
("Che rumore fa la felicità", per dirla alla Negrita)
181 Giorni in cui ho vissuto in diversi ospedali, varcato fin troppe volte la soglia del "blocco operatorio", ed i miei migliori alleati son stati il cisplatino, l'etoposide e la bleomicina.
Il cancro è stato una grande opportunità, perchè la paura è un'educazione inestimabile, perchè la speranza si coltiva nel dolore delle cure,con silente pazienza e fiducia, perchè si entra a far parte di una "grande comunità".
In Italia ogni anno si ammalano 240 mila persone, e non sono numeri: sono volti, famiglie in lacrime, amici increduli, una montagna di sofferenza, morte, ma anche di forza, coraggio, di attaccamento alla vita ed di voglia di vivere.
Ecco perchè finanziare la ricerca è un dovere di TUTTI, ecco perchè scrivo: per dare speranza a chi sta combattendo!!

Voglio approfittare del blog per ringraziare tutti gli amici che sono stati vicini a me ed Anna in questi difficilissimi mesi, chi in modo quasi quotidiano, chi manifestando anche solo saltuariamente con un sms o una chiamata il segno di una presenza costante con il cuore.
Ho combattuto spinto dalla voglia di vivere che si è generata nei momenti che abbiamo trascorso insieme, recenti o magari lontani nel tempo, ma non per questo meno forti.

Siamo alla vigilia di un Natale che per me rappresenta una Festa ancor più grande, ed arrivarci in buona salute è stato un traguardo conquistato con grande fatica,ma raggiunto "in cordata".
GRAZIE infinite del vostro calore, spero di potervi trasmettere anche solo un frammento della gioia di vivere che sento scorrere nella mie vene.
Jean

3 commenti:

ironmiguel ha detto...

"L'unica battaglia che ho perso è quello che non ho combattuto" (Che Guevara).
Tu si che sei un vero IRONMAN !!!
Ti abbraccio forte compagno..grazie per tutto quello che hai saputo trasmettermi in questo periodo e alla tua straordinaria forza!! E, sempre citando il grande Ernesto.."Non tornare mai indietro...neppure per prendere la rincorsa"

Ironmiguel

Unknown ha detto...

Nei primi dei tuoi 181 giorni ti scrissi che questo difficilissimo grado lo avresti dovuto affrontare da primo, ma che noi eravamo sotto, tutti a tifare per te, e da lì avremmo tenuto forte la corda.
Wow!! La via ora è finita, davanti non hai più un muro di roccia ma finalmente l’orizzonte; i friends nei momenti di difficoltà hanno tenuto, però, come gli alpinisti sanno, in cima non ti porta nessuno, se non le tue gambe e la tua voglia di arrivare
…grande Jean!!

claramenteparlando ha detto...

Well written, Nonu. Proprio vero che è il vissuto a dare lo stile.
L'orizzonte sarà (anche) quello da Punta Ostanetta, neee?
La fortissima cordata non vede l'ora... Potrò anche salire sul Bianco, ma sarà quella la perla di questa stagione scialpinistica.
to Asnas