domenica 30 novembre 2008

giovedì 27 novembre 2008

Cose dell'altro mondo

Maschietti accoppiati ed in cerca preparatevi al clima natalizio ed ai regali da fare. Magari con qualcosa di meno impegnativo...


ABRAMOVICH 'REGALA' LA LUNA' A FIDANZATA

MOSCA - Meno ricco, ma sempre romantico, il miliardario russo Roman Abramovich ha fatto alla fidanzata Daria un regalo simbolico di grande impatto: un pezzettino di Luna, per farsi perdonare il rinvio del matrimonio dovuto ai guai creati dalla crisi finanziaria internazionale. Abramovich, scrive il quotidiano on line Glomu.ru, ha donato a Daria 100 acri di Luna sul lato visibile del satellite, con le coordinate 20-24 gradi di latitudine sud e 30 -34 gradi di longitudine ovest.

Li avrebbe acquistati dall'organizzazione internazionale 'The Lunar embassy', che vende simbolicamente pezzi del satellite. Stando al giornale, è una proprietà prestigiosa, perché è possibile vederla bene con un piccolo telescopio. Circa tre milioni di cittadini terrestri hanno comprato pezzi di Luna: fra loro l'ex presidente americano Jimmy Carter e gli attori Tom Cruise e John Travolta.

L'idea di vendere 'terreni lunari' venne a Dennis Hope, che nel 1980 sfruttando un vuoto giuridico fece registrare il suo diritto di proprietà sulla superficie della Luna, di Marte e di Venere.

martedì 18 novembre 2008

TROVA LE DIFFERENZE

Notiziona


In attesa che CHI DI DOVERE pubblichi la notizia che ha sconvolto il gossip saviglian-monregalese del fine settimana ( ma pare abbiamo ancora qualche mese di tempo per parlarne), inizio io dandone una che in molti lettori del blog saranno lieti di sapere.
Giunge forse un po' inaspettata , vista la non così cospicua prolificità del soggetto, la non piu' giovane età , ma soprattutto l'enorme mole di lavoro degli ultimi due anni (un tour mondiale di mesi e mesi a seguito di un album di inediti, l'impegno in campagna elettorale a favore di Obama, etc etc).
Il Bruce è pronto a tornare, anzi prontissimo: il 27 gennaio uscirà il nuovo album "Working on a dream" , composto da 12 nuovi pezzi piu' due bonus, uno dei quali è la colonna sonora del film THE WRESLER.
Ovviamente non si parla (ancora) di tour, ma la promessa del Boss di un imminente ritorno venne pronunciata al Camp Nou di Barcellona in occasione dell'ultima data del tour europeo.
Io nel frattempo metto i soldini nel salvadanaio...
J.

venerdì 14 novembre 2008

Film da vedere


Ve lo consiglio vivamente.
Provare per credere.
Un film bello.Il tema della tolleranza, di come si abbatte un pregiudizio è tutt'altro che banale, soprattutto se affrontato con ironia arguta.
Complimenti al cinema francese che in questo caso ci fa ridere di gusto con intelligenza; In italia rispondiamo con il cinepanettone "La fidanzata di papà".
e la cosa mi mette tristezza...
buon week end!
J.

giovedì 13 novembre 2008

Racconti da Stoccolma

Martedì 25 novembre all'aurora sarà proiettato il film "Racconti da Stoccolma"
Ingresso gratuito.
Clara

mercoledì 12 novembre 2008

Sei di Torino se...

sei di Torino quando per dire che hai marinato la scuola dici : ho tagliato!

sei di Torino se l'appartamento lo chiami "alloggio"...

sei di Torino se chiami "bignola" il pasticcino...

sei di Torino se quando ordini un Marocchino in Calabria ti guardano come se fossi un marziano...

sei di Torino se tifi Toro

sei di Torino quando dici "beh, io a questo punto farei che andare a pranzo" e loro ti guardano ancora più strano e si chiedono perchè non puoi andare e basta senza "fare che andare"...

sei di Torino quando la frase "ho fatto la figura da cioccolataio" non è positiva, anche tu fossi golosissimo ...

sei di Torino quando fuori dal Piemonte ordini uno stick al bar e ti guardano come se venissi da Marte...

Sei di Torino se anzichè chiedere "Come va?" dici "Com'è?" e nel 90% dei casi ti rispondono "Com'è cosa?"

sei di Torino se a chi non è di Torino (o del Piemonte) chiedi un cicles e nessuno sa cosa sia...

sei di Torino quando abusi del "più", preferibilmente a seguito del "solo"(es.: ne restano "solo più" 2) ...

sei di Torino se dici "non mi oso"...

sei di Torino quando...sei in viaggio, soffri la macchina ed esclami "sto patendo!!!"

sei di Torino se ti giran le balle se una via principale fa una curva ...

sei di Torino quando fuori dal Piemonte vai al bar e chiedi una brioche...

Sei di Torino quando in vacanza ordini un San Simone e guardandoti perplesso il cameriere ti porta un'immaginetta sacra...

sei di Torino quando commenti qualcosa andato storto dicendo "Suma bin ciapà"...

sei di Torino se guidando gridi "Bùgia!" a chi va piano...

sei di torino quando ti perdi se le strade non si incrociano in modo perpendicolare...

sei di Torino se leggendo alcune frasi precedenti ti sei ripetuto: "Perchè scusa? Non si dice così ovunque??"

martedì 11 novembre 2008

IL MOSTRO UNICO di Stefano Benni

Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini.
Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che
potrà risollevare la scuola italiana.
Da dove inizia l'istruzione? Dall'asilo. E proprio qui bisogna
intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere.
E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato
spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso
conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia,
della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico.
Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un
cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si
dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e
vetero-comunista di questo mostro.

Secondo il DMU (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio
Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso
e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all'immaginario dei
giovani alunni, per non parlare dell'ambigua convivenza tra Biancaneve
e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della
Cgil.
Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è
evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena.
Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno. Abolito Peter
Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito
Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale,
restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a
Mediaset del paese dei balocchi.
Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e
settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato
presidente del consiglio.
Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la
strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica.
Proibito il brutto anatroccolo. Se uno è brutto, lo è per motivi
genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay.
Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso.
Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e
assomigliano tutte a me.
Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera. Ma la
vostra Ministra Unica.

Stefano Benni

Tutto è pronto..


Tutto è pronto qui a Torino per la partita di sabato alle 15.00 tra la nazionale italiana di rugby e quella argentina.
(Sono riusciti addirittura a far sloggiare dallo stadio la seconda squadra di Torino, che infatti giocherà giovedì contro il fortissimo Genoa! Il rugby che fa traslocare il calcio: un evento.)
Al momento restano disponibili solo 2.000 biglietti, ma il dato piu' eclatante sono le centinaia di persone che domenica hanno accolto la "freccia Azzurra", il bus della nazionale che alloggia qui in centro.
Per chi capitasse da queste parti nei prossimi giorni, la nazionale al gran completo sarà GIOVEDI' 13 in piazza San Carlo a partire dalle ore 17.00 per incontrare i tifosi, e dalle 18.00 alla Feltrinelli di piazza CLN per la presentazione del calendario 2009.
Jean

lunedì 10 novembre 2008

Obama

Primi problemi per Obama...




Filippo

venerdì 7 novembre 2008

Come direbbe OBAMA:

YES WEEK END !!!!!!!!!!!!!

Buon venerdì.
J.

mercoledì 5 novembre 2008

Yes we can

Forse così' Obama fa meno paura.

Efrem

La rivincita dell'intelligenza
di VITTORIO ZUCCONI

Confesso qualche commozione molto poco professionale, e molto diversa dal cinismo che a volte noi giornalisti affettiamo, nell'ascoltare la network Fox, quella che disperatamente e sfacciatamente ha fatto campagna di calunnie e di montature contro Obama "il terrorista, marxista, mussulmano, radicale" e che mi sono crudelmente goduto per ore nel suo calvario, ha annunciato alle 23 di ieri che l'America avrebbe avuto, per la prima volta nella propria storia, un Presidente di etnia mista africana ed europea.

Nella sua vittoria, e nella insurrezione nazionale e pacifica contro gli otto anni del peggior governo repubblicano che l'America avesse conosciuto dal quadriennio di Herbert Hoover, il padre della Grande Depressione, c'è il riscatto non della sinistra contro la destra, non dei "migliori" contro i "peggiori", perché in democrazia non ci sono "superiori" e "inferiori" e il voto del Rettore Magnifico conta quanto quello del fattorino che gli porta il caffè.

Il successo di Barack Hussein Obama è anche qualcosa di più importante dell'ormai inevitabile riconoscimento che nel club più esclusivo del mondo, quello che ha visto ammessi soltanto 41 uomini bianchi (per 43 presidenze) in duecento vent'anni non potevano non entrare cittadini con volti, e domani con sesso, diversi e più simili al volto dell'America, è la rivincita dell'intelligenza e della preparazione sul mito dell'"uomo qualunque" e della banalizzazione delle istituzioni.

Non sappiamo, e nessuno lo può dire, se Barack Hussein Obama sarà un buon presidente, se riacciufferà l'economia americana dall'abisso nel quale sta precipitando e dove trascinerebbe anche noi (la produzione industriale americana in ottobre è diminuita del 26%, un quarto, questo per coloro che ci ripetevano che la crisi della finanza non era la crisi dell'economia reale), se ritesserà la maglia di amicizia e di stima internazionale che Bush ha lacerato nonostante la piaggeria degli inutili cortigiani alla Berlusconi, se sarà una delusione come Carter o un successo come il vecchio, prudente Bush.

Ma sappiamo che finalmente nello Studio Ovale siederà qualcuno che conosce la differenza fra un libro e una sega a motore, che non considera la cultura e la sintassi come espressioni di "fighettismo", secondo l'atroce neologismo caro ai duri e puri. Non uno "come me", ma uno migliore di me, capace di ascoltare, ma anche di riflettere e di circondarsi di persone delle quali non teme la concorrenza, perché non soffre di complessi di inferiorità.

Molto abbiamo detto, scritto e ascoltato, da mesi ormai, sulla straordinaria novità di un presidente afro americano, insieme bianco (la parte di lui che sempre si dimentica) e nero, ed è ovvia la lezione - anzi, la sberla - che la democrazia americana ha dato ai miserabili sfruttatori delle paure razziali e del provincialismo identitario che oggi purtroppo spadroneggiano in Europa. O che fecero dire in un telegiornale de La7 al Presidente della Camera italiana, onorevole Gianfranco Fini, che l'America non avrebbe mai eletto "un nero". Ma la promessa di Obama è più della etnia, della storia personale, della capacità di superare l'handicap di un nome tremendo come Hussein, è la stessa che fece di Kennedy l'uomo che fermò il mondo a un passo dall'olocausto nucleare leggendo e rileggendo "I cannoni d'Agosto" il libro di una storica americana, Barbara Tuchman, che raccontava come la guerra sia la marcia della follia verso il disastro. E rispondendo di no ai generali che raccomandavano l'invasione dell'isola.

L'elettorato americano ha punito il partito Bush, dando, insieme con la Casa Bianca, una schiacciante maggioranza di seggi si Democratici nella Camera e nel Senato. Ha respinto otto anni di mediocrità spacciata per grande visione morale, ha rifiutato offeso l'assurda candidatura di una governatrice di provincia che le donne americane hanno preso come un insulto, portato da chi - maschilisticamente - crede che le donne votino soltanto nel segno del loro genere e non nella scelta della persona migliore per loro stesse e le loro famiglie. Ma soprattutto ha detto che era stanco di essere trattato come un gregge di idioti contenti di essere governati da un compagno di bicchierate che li fa sentire meno stupidi. La democrazia non deve scegliere geni o premi Nobel ma neppure cadere nella tentazione del gioco al ribasso e all'instupidimento collettivo dei venditori di barzellette e di perline.
God bless America. Sia benedetta l'America che ha ritrovato la forza per credere nella democrazia e la persona per raccogliere in maniera civile e intelligente l'onda dell'antipolitica che anche qui si era alzata.

Una finestra sul mondo

Arrivano notizie dagli USA che trascinano con sè entusiasmi, speranze, grandi aspettative ed anche un po' di retorica.
A Torino,invece sono giorni difficili: la parola CRISI inizia ad avere un volto sempre piu' ben definito, e soprattutto un prezzo che si sconta sulla pelle delle persone.
Guarda QUI

J.

martedì 4 novembre 2008

Buon compleanno Anna

Tanti cari auguri alla nostra Annina!
Cler

Scrittorincittà sabato 14 novembre

Categoria:Dibattito IL TEMPO ITALIANO: 1968-1978
15 novembre - sabato ore 16.30, Sala Polivalente CDT
Avere a che fare con il tempo può voler dire avere a che fare con quella particolarissima esperienza del tempo che è l’infinito. Ci sono epoche, quindi “archi di tempo”, che pur essendo all’apparenza perimetrabili vengono percepiti come debordanti. In Italia, il decennio che va dal 1968 al 1978 - vale a dire dalla rivolta studentesca al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro, ma anche all’elezione alla Presidenza della Repubblica di Sandro Pertini e alla morte di papa Paolo VI - sembra appartenere a questo tempo infinito. Perché è ancora presente, se non del tutto radicato, nel nostro modo di percepire quello che accade. In Il piombo e il silenzio. Le vittime del terrorismo in Italia (1967-2003) (San Paolo Edizioni 2008), Domenico e Renzo Agasso hanno ricostruito quel decennio, e oltre, attraverso il racconto delle decine e decine di morti assurde che l’hanno contraddistinto. In Piove all’insù (Bollati Boringhieri 2006), Luca Rastello, scrittore e giornalista, ha raccontato un apprendistato al presente italiano attraverso una storia che si snoda, vitale e struggente, lungo gli anni Sessanta e Settanta. A moderare questo incontro su memoria e contemporaneità Livio Berardo, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo.
Prezzo: € 3

Battuta del giorno

"Per gli USA siamo alla vigilia di "anni neri"...
SPERIAMOOOOOO !!!!"

Yes we can! J.

lunedì 3 novembre 2008

YES WE CAN !


Anche Bruce tifa per OBAMA !

J.

Questa scuola? Mah...

Dear Friends (ho ricominciato il corso d’inglese!),
venerdì sera, durante una piacevole serata in compagnia, ho assistito, è il termine corretto visto che l’esaurimento delle pile mi ha permesso a mala pena di tenere le palpebre spalancate, ad una discussione sulla riforma Gelmini; dal problema dell’orario di lavoro nelle scuole ad un presunto sfascio generalizzato.
Certo che si stava meglio quando si stava peggio! Ai miei tempi… ragazzi abbiamo 35 anni! C’è tutto il tempo per parlare come i nostri nonni!
Mi ha fatto uno strano effetto sentire fare questi commenti da persone che ritengo giovani (appartenendo alla categoria una piccola difesa è doverosa).
Non me la sento di affrontare l’argomento SCUOLA in toto per cui preferisco limitarmi ad un paio di riflessioni sulla scuola elementare.
E’ sicuramente da riconoscere che la scuola che abbiamo iniziato a frequentare 30 anni fa è molto cambiata, come del resto l’intera società. Probabilmente noi siamo tra gli ultimi rappresentanti della generazione preinformatica.
Credo che proprio questo sia il punto su cui riflettere: l’istruzione che ci è stata fornita, specialmente i primi anni era pensata per una società diversa.
Abbiamo frequentato fondamentalmente una scuola ottocentesca fatta da due quaderni, un sussidiario, due penne (nel mio caso una stilografica) e una maestra. Sono convinto che quella scuola possa oggi formare al massimo un disadattato, per fare qualche esempio: non esisteva la minima idea che avremmo avuto a che fare quotidianamente con la tecnologia anche per l’azione più banale e che per aspirare ad un lavoro impiegatizio mediamente qualificato occorresse conoscere almeno un’altra lingua rispetto a quella parlata correntemente.
Penso che la scuole dell’obbligo abbia il dovere di fornire almeno le competenze di base per essere integrati nella nostra società, però non credo che sia ragionevole richiedere che una sola persona abbia conoscenze su tutto lo scibile umano. Con questo non voglio entrare nel merito delle questioni sindacali della categoria perché non conosco la materia (quante ore per quale retribuzione), mi sembra una banale riflessione di buon senso.
In passato l’insegnante unica rispondeva in primis ad un bisogno di economicità e quindi a bisogni minimi d’istruzione: sapere fare di conto e sapere leggere prima di fìrmare. Probabilmente oggi le condizioni sono cambiate.
Non voglio tirarla per le lunghe, vi propongo solo due spunti.
Non ho imparato l’educazione dalla maestra ma dai miei genitori. Il rispetto dell’insegnante non derivava dal suo autoritarismo ma dalla sua autorevolezza, e questa era garantita soprattutto dalla famiglia. Tutti ci ricordiamo l’angoscia di fare firmare la nota o il brutto voto sul diario.
E’ troppo comodo caricare la scuola dell’onere di sopperire alle proprie mancanze nell’educazione dei figli.
Infine non è accettabile che un Paese faccia cassa sul proprio futuro, anzi semmai dovrebbe investirci. Trovo difficile credere che sottrarre risorse alla scuola sia un riforma che la migliori.
Lo diceva sempre anche la maestra: ‘Due più due fa sempre quattro’.

Efrem