martedì 10 novembre 2009

Discorso di Lance Armstrong alla 150a cerimonia di fine anno alla TUFTS UNIVERSITY il 21 maggio 2006 dove ha ricevuto la laurea ad honorem

Ho fatto sport a livello professionale per 20 anni. Conoscevo solo una cosa: come ottenere il meglio soffrendo su una bici. Ma ora tutto è cambiato e mi sono "diplomato" ad un altro livello della mia vita, affrontando nuove sfide.

Nel caso non lo sappiate, mi è stato diagnosticato un cancro ai testicoli nel 1996, non esattamente qualcosa di cui un ragazzo di 25 anni del Texas ami parlare.

Quando finii la chemioterapia, nel dicembre 1996, non ero sicuro che sarei riuscito a tornare per la visita annuale. Sono stato lontano dalla bici per i seguenti 18 mesi. La mia nuova vita è iniziata il giorno in cui ho lasciato l'ospedale, nel dicembre 1996. Il mio medico mi prese da parte e mi disse: "Voglio parlare con te del "dovere di guarigione". Puoi uscire di qui come privato cittadino che non condividerà mai la sua storia, che spera e va avanti o al contrario dichiarare apertamente: Sono un sopravvissuto del cancro e ne sono orgoglioso. Ha cambiato la mia vita per sempre, e vi racconterò la mia storia."

Ho scelto questa seconda strada. Ho scelto una "cittadinanza attiva". E sfido tutti voi a scegliere questa mia stessa strada.
La mia educazione è stata la malattia. La mia formazione è stata su un letto di morte.

Ho capito che l'unico modo di vivere è attivamente, come cittadini attivi.

Uscito dall'ospedale, non ho mai pensato che avrei ripreso la bicicletta, di riprendere lo sport, di vincere una sola tappa del Tour. Ma è successo e questo mi ha dato l'opportunità di andare in molti luoghi e condividere la mia storia e cercare di dare speranza a milioni di persone in tutto il mondo. Per questo mi sento benedetto: per avere avuto questa opportunità. Potreste non avere mai una tale opportunità a livello mondiale, ma disponete tutti di una vostra opportunità, a partire da casa vostra.

Nel 1998, quando ho deciso di ritornare, non c'erano garanzie nè certezze. Pensavo che, dal momento che ero stato così malato, se ero riuscito a liberare il mio corpo da tutto il cancro, sarei ritornato ed avrei vinto subito. Avevo metastasi all'addome, al polmone e cerebrali e ho pensato, "Sbarazziamoci di tutta questa roba e sarò in grado di vincere qualunque cosa." Spirito agonistico, mi allenai con quell'idea.

La realtà è stata, invece, che non ho vinto. Peggio ancora, mi sono disinnamorato dello sport e della bici. Ho smesso e sono tornato a casa nella primavera del 1998. Questa è una storia che nessuno racconta. Avevo chiuso con la bicicletta per sempre. Ho preso a vedermi con i miei amici a bere birra e giocare a golf. Non stavo vivendo assolutamente la vita di un atleta professionista fino a quando, un giorno, alcuni amici mi hanno preso da parte e mi hanno detto: "Devi a tornare a correre in bicicletta, almeno finisci la stagione. Hai preso l'impegno con la tua squadra e con i sopravvissuti al cancro che ci avresti provato. Devi almeno finire l'anno ".

Così sono andato in un campo di allenamento, con un coach e un amico. Per otto giorni sotto la pioggia battente a 5 gradi, ho ritrovato l'amore per la bici. Questo è stato l'inizio della rimonta, il resto è storia. Alla fine del 1998, ho deciso di concentrarmi su una cosa: la più grande corsa in bicicletta del mondo. Non so di preciso come sono passato dal non essere sicuro di voler gareggiare ancora a: "Perché semplicemente non vinciamo la più difficile competizione di bici al mondo? Tutto si giocava sul rischio e sulle opportunità da cogliere. Eppure, allo stesso tempo è stato un periodo sereno, perché quando nessuno si aspetta molto da te e tu non ti aspetti molto da te stesso, non vi è alcun rischio. Ed ho vinto. E poi ancora.

Pochi anni fa, Nike è venuta da me e mi ha detto, "Vogliamo creare un bracciale giallo per la tua causa. Abbiamo queste bande chiamate 'ballers' perché le abbiamo fatte per i giocatori di basket. Vogliamo farne cinque milioni gialle per il tuo programma, LIVESTRONG, ve le daremo così potrete venderle per 1 dollaro ". Scherzammo parecchio su ciò che avremmo potuto fare con 5 milioni di bande di colore giallo con la scritta "LIVESTRONG" ("Vivi intensamente"). Sorprendentemente demmo via tutti i 5 milioni rapidamente, non siamo riusciti a tenere il passo con la domanda ed attualmente ne abbiamo 55 milioni in giro per il mondo.

La gente ama essere attiva per una buona causa. Naturalmente, mi rendo conto che non tutti i 55 milioni di persone si occupano di lotta contro il cancro. Vedo gente fumare indossando il mio bracciale. Però la maggior parte di loro si è interessata e ama sentirsi coinvolta nella mia causa. Per esempio, se volessi mobilitare questo gruppo di persone e creare un esercito "LIVESTRONG", e diciamo riuscissimo a coinvolgere anche solo il cinque per cento di quelle persone, avremmo quasi tre milioni di persone in tutto il mondo, che hanno detto: "Siamo preoccupati, chiediamo questo cambiamento e vogliamo cambiare." Questo creerebbe un vero cambiamento. Il presidente degli USA ha vinto le elezioni nel 2000 con solo 500.000 voti. Il cambiamento avverrà per forza. Questo è il potere del popolo e dell'essere cittadini attivi.

Per tutto quanto vi ho raccontato, sfido anche voi a trovare il vostro "dovere di guarigione". Cercate dentro di voi cosa significa per voi il "dovere di guarigione". Siate attivi. Siate coinvolti. Fatevi ascoltare. Siate aggressivi. Siate intelligenti. Siate furbi. Non abbiate paura. Siamo in grado di influenzare il cambiamento in tutto il mondo. Sono entusiasta. Amo lottare. Abbiamo tutti una buona causa per cui abbiamo bisogno di combattere. Vi auguro buona fortuna. Possiamo fare davvero la differenza. Quindi non dimenticate di vivere intensamente (live strong)!

Lance Armstrong è un sopravvissuto al cancro ed è sette volte campione del Tour de France.
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Scusate la lunghezza del post, ma vale la pena dedicarci qualche minuto, pensando che in questi giorni si raccolgono fondi per la lotta al CANCRO, e vi giuro sulla mia pelle che la questione è davvero importante!
J.

1 commento:

ironmiguel ha detto...

..ed io sono sicuro che tra qualche mese qualcuno di mia conoscenza , anche se non vincerà il Tour de France, si metterà ai piedi un paio di scarpette da running...x conquistare finish-line, che magari saranno poco importanti,ma avranno lo straordinario,unico ed emozionante sapore di Vittoria!!
Hasta siempre compagno G.